CAM

Architettura e sostenibilità: il restauro alla prova dei CAM

Nel restauro del patrimonio esistente, la sostenibilità non è più un’opzione culturale ma una condizione operativa. I Criteri Ambientali Minimi (CAM), cardine del Piano d’Azione Nazionale per il Green Public Procurement, introducono un sistema strutturato di requisiti che orienta progettazione, materiali e processi costruttivi all’interno dei contratti pubblici. Per uno studio che opera nel restauro, i CAM non rappresentano un perimetro restrittivo, ma un dispositivo evoluto capace di tenere insieme tutela della memoria e responsabilità ambientale. La loro applicazione agli edifici sottoposti a tutela richiede una lettura critica: i criteri devono essere adottati nella misura in cui risultino compatibili con le esigenze conservative, evitando forzature e mantenendo l’integrità storica del bene.

Approccio progettuale e strumenti operativi

L’introduzione dei CAM impone un cambio di paradigma: il progetto di restauro diventa un processo integrato, fondato su un approccio olistico. La conoscenza del manufatto rappresenta il primo livello operativo, attraverso analisi preliminari capaci di restituire lo stato di conservazione e le criticità materiche. In questo contesto, la diagnosi del degrado, in particolare quello da umidità, assume un ruolo determinante, orientando interventi mirati, spesso non invasivi, finalizzati alla rimozione delle cause e non alla semplice mitigazione degli effetti. A supporto delle scelte progettuali, il Life Cycle Assessment introduce una dimensione valutativa più ampia, consentendo di misurare l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita dell’intervento. Il progetto si configura così come sintesi tra conoscenza tecnica, responsabilità ambientale e coerenza conservativa.

Materiali, cantiere e qualità dell’abitare

La sostenibilità si concretizza nelle scelte materiali, nella gestione del cantiere e nella qualità degli ambienti restituiti. I CAM promuovono un modello circolare, basato sull’impiego di materiali riciclati o provenienti da filiere certificate, ma nel restauro tali prescrizioni devono essere calibrate in funzione della compatibilità con i sistemi costruttivi esistenti. Parallelamente, cresce l’attenzione verso la salubrità degli spazi interni, attraverso il controllo delle emissioni nocive e la prevenzione dei rischi ambientali, come il radon. Anche il cantiere diventa parte integrante del progetto: riduzione degli impatti, gestione selettiva dei rifiuti e recupero delle risorse rappresentano indicatori concreti di qualità. In questo scenario, il ruolo delle competenze è centrale: solo l’integrazione tra innovazione tecnologica e cultura del restauro consente di tradurre i CAM in interventi efficaci, trasformando ogni progetto in un’occasione di rigenerazione consapevole e duratura.