Il tavolo ANIF nasce da un’ispirazione poetica: il concetto di “Anime Felici” evocato nei versi di Pablo Neruda. L’idea progettuale traduce in forma architettonica l’incontro tra due entità autonome che, pur mantenendo la propria identità, trovano equilibrio e sostegno reciproco. Questa visione prende forma in una base centrale scultorea, composta da elementi che si incontrano e si intrecciano, evocando simbolicamente due anime che si avvicinano e si sostengono nel loro percorso.
Il tavolo si presenta con un piano ovale di dimensioni generose, pensato per favorire la condivisione e il dialogo, mentre la base, caratterizzata da linee sinuose e raccordi morbidi, definisce l’identità formale dell’oggetto. Le curve modellano lo spazio con naturalezza, creando una struttura fluida che sembra sollevarsi con leggerezza fino a sostenere il piano in cristallo puro. L’apparente leggerezza del vetro amplifica la percezione scultorea della base, mettendo in risalto l’equilibrio tra pieni e vuoti.
Nella storia del design, il tavolo rappresenta uno degli oggetti più archetipici dell’arredo domestico: un piano orizzontale sostenuto da appoggi, simbolo di stabilità e di permanenza. Nel tempo, esso è stato reinterpretato innumerevoli volte, ma raramente ha subito trasformazioni morfologiche radicali. Il progetto ANIF si inserisce in questo contesto con un intento dichiarato: superare la semplice reinterpretazione dell’archetipo per proporre una nuova forma espressiva, capace di coniugare funzione e ricerca artistica.
ANIF si configura infatti come un vero e proprio “tavolo-scultura”, in cui design e sperimentazione materica convergono in un unico oggetto. La struttura nasce dalla fusione di materiali differenti – l’acciaio, solido e strutturale, e il cristallo, leggero e trasparente – combinati attraverso tecnologie costruttive avanzate. Il risultato è un equilibrio tra forza e leggerezza, tra stabilità e movimento.
Pensato come pezzo in edizione limitata, il tavolo ANIF non rinuncia alla sua funzione quotidiana, ma la eleva a esperienza estetica. L’oggetto diventa così un elemento capace di abitare lo spazio non solo come arredo, ma come presenza artistica, in cui forma, materia e significato simbolico si fondono in un unico gesto progettuale.