Nel territorio di Castelluccio Inferiore, ai piedi del versante orientale del rilievo di Madonna del Soccorso, il torrente San Giovanni affluente del Fiume Mercure, disegna da secoli una trama silenziosa tra roccia, acqua e vegetazione. La sorgente costituisce un punto di equilibrio delicato: luogo naturale, presidio infrastrutturale, memoria idraulica del territorio.
L’acqua nasce in quota, incide il suolo, scopre la pietra antica, lambisce il fronte sorgentizio e attraversa l’abitato prima di scivolare verso valle. In questo percorso si intrecciano paesaggio e tecnica. L’area attuale presenta un muro di sbarramento in calcestruzzo, parzialmente rivestito in porfido, che definisce lo spazio del bottino di presa; al suo interno si articolano la vasca di calma o sedimentazione, la vasca di misura e la vasca di carico, racchiuse in una struttura tridimensionale lignea con copertura a falde e coppi, destinata a ripartitore. Un insieme funzionale, necessario, ma oggi percepito come elemento che richiede una rinnovata integrazione con l’ambiente circostante.
Il contesto paesaggistico è di pregio: radure prative e arbustive si alternano a formazioni boschive che risalgono le pareti rocciose da cui l’acqua scaturisce. Tuttavia, sono evidenti gli effetti di interventi antropici non sempre coerenti con la fragilità ecosistemica del luogo. Da qui nasce l’esigenza di una riqualificazione che non si limiti al miglioramento formale, ma assuma un approccio etico e consapevole.
Il progetto mira a ristabilire un rapporto equilibrato tra infrastruttura e natura, mitigando gli impatti esistenti attraverso tecniche di rinaturalizzazione, riordino delle superfici, integrazione materica e ricostruzione delle continuità vegetazionali. L’obiettivo è restituire leggibilità al sistema idraulico senza sottrarre valore al paesaggio, riducendo l’invasività percettiva delle opere e favorendo condizioni il più possibile prossime a quelle originarie.
Riqualificare la sorgente San Giovanni significa, in definitiva, riconoscere l’acqua come matrice identitaria del territorio e intervenire con misura, responsabilità e rispetto. Non un semplice adeguamento funzionale, ma un gesto di cura verso un luogo in cui natura e presenza umana devono tornare a dialogare in modo armonico e duraturo.